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RECENSIONI > Rossella Slaiter




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Marina Virdis


“Si dice che il perfetto illustratore botanico debba avere una posizione asettica nei confronti del soggetto che si prepara a dipingere. Che abbia davanti una una preziosissima rosa o una modestissima pratolina, dovrebbe comportarsi con uguale rigore: osservare il gambo, studiare la forma della foglia, riprodurre attentamente i petali, notare se gli organi di riproduzione sono sono vedibili a occhio nudo, oppure predisporre un'illustrazione in sezione per far capire bene di che cosa si tratta.
Eppure Marina Virdis è una bravissima illustratrice botanica, molto appassionata. Tanto coinvolta da scegliere sempre un tema diverso per curiosità e interesse, senza committenza alcuna. Dalle fioriture spontanee del Sinis, in Sardegna; alle rose - solo quelle antiche - dipinte nel vivaio di un'amica, a Firenze, per restituire su carta quella bellezza che ogni singola rosa riesce a trasmettere a chi la guarda.
Si dice che per un botanico studiare una pianta sia più facile se può consultare una rappresentazione in bianco e nero: meno coinvolgimenti del pittore, meno interpretazioni del gusto, meno sdilinquimenti di fronte a quella o quell'altra sfumatura, che per l'identificazione del fiore non è necessaria. Eppure Marina Virdis che applica la tecnica dell'acquarello alla sua ultima passione, le rose, non dimentica un dettaglio botanico sotto le pennellate di rosa, giallo, verde spento, verde forte, rosso vivo neanche per sbaglio.
Si dice che il perfetto illustratore botanico sia quello che interpreta senza tradire: ne più ne meno di un grande ritrattista che ha davanti un soggetto, uomo o donna che sia, ma pur vedendolo bene e da vicino, ha bisogno di conoscerlo intimamente ( non biblicamente, ma neanche questo guasterebbe) per potere dare luce allo sguardo, per sottolineare l'importanza di una ruga piuttosto che del colore dell'incarnato che, come ognuno sa, tradisce le emozioni del cuore più di ogni cosa.
Immaginate allora la nostra pittrice-illustratrice-acquarellista che stagione dopo stagione segue i lavori del vivaio fiorentino , vede zappare la terra, rincalzare il colletto delle rose giovani, osserva i germogli teneri corteggiati da insetti golosi, poi finalmente l'aprirsi delle foglie, quindi il loro mutare di colore, poi la formazione del bocciolo e quindi il fiore con i suoi petali, i suoi colori, il suo profumo... E' la sua età: c'è un momento in cui ogni rosa ha una bellezza acerba, che si guarda con l'imbarazzo con cui gli adulti osservano gli adolescenti che non sanno di essere belli. E c'è un momento in cui lo splendore è consapevole, offerto, goduto, condiviso, partecipato.
Dopo tanta osservazione Marina Virdis sceglie: raccontare una rosa in un preciso momento, con quel colore, con quelle dimensioni, in quella determinata posizione. Un tratto di pennello, solo quello, prima leggero e sottile poi ben bagnato nel colore scelto, e il ritratto della rosa si compie. Alba, Galliche, Damascene e ancora, Chinensis, Té, Portland, Bourbon, e tante, tante altre ancora: tutta la storia di un amatissimo fiore raccontata in questi acquarelli smaglianti, raffinati, leggeri.
Nulla di molto nuovo, per secoli i fiori sono finiti su carta, su tela, su legno, su rame, su vetro, su porcellana, su stoffa, su marmo. Secondo tecniche più o meno impressionistiche, più o meno simboliche, più o meno realistiche. Ma non crediate che tutti quei pittori e illustratori siano tutti quelli che hanno "davvero" ritratto fiori e natura nella storia della pittura e illustrazione botanica. Qualcuno c'è riuscito, altri dimenticati e perduti, no. Marina Virdis con le sue rose antiche regala sensazioni che non saranno ne' perdute, ne' dimenticate.”

Rossella Slaiter
dal catalogo della mostra “Il giardino delle Rose” 1997


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